Articoli dal nuovo blog di Smartfeeling

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mercoledì 25 marzo 2009

Le idee sono come le api...

Spesso mi interrogo sul come nascano le idee, quale sia la scintilla che genera l'intuizione iniziale. E' un un'attività puramente individuale, oppure un processo che vede coinvolti anche gli altri?
E' possibile categorizzare la nascita di un'idea secondo un modello logico razionale, oppure dobbiamo rifarci alle teorie quantistiche?

Le idee sono come le api. Ronzano attorno ad un alveare (piu' o meno diffuso, piu' o meno "fisico") e sviluppano il massimo valore quando collaborano.
Il ciclo di vita delle api è piu' o meno questo: uovo, larva, pupa, adulto.
Quando nella nostra mente (fisica o diffusa che sia) nasce un'intuizione, questa è come un uovo. E' tutt'altro che definita, ed è molto lontana sia nella forma che nella sostanza da quello che diverrà una volta passata allo stadio "adulto".
In realtà non sappiamo neppure se quell'uovo diventerà mai una larva, e se la larva troverà l'energia per diventare pupa o se la pupa avrà nutrici che la porteranno allo stadio di adulto.

Ecco, "energia" e "nutrici", queste sono i concetti chiave che sovrintendono parte dell'esistenza di un'ape. Le api esistono perche esiste l'alveare. Ma l'alverare non è solo un luogo o un'entità fisica, l'alveare sono anche le altre api.
Cosa diventa un uovo? Pensate, in 16 giorni può diventare regina, in 21 giorni diventa operaia o nutrice ed in 26 diventa un fuco. L'alveare esiste perchè esistono le api, e le api esistono grazie alle loro interazioni nei diversi stadi del loro sviluppo.

Le idee e le api...
Ultimamente rifletto spesso su quanto le imprese abbiano a cuore l'apicoltura o "api-cultura".
Vi lascio riflettere su una massima di Albert Pike, che stamattina è stata posta alla mia attenzione per una strana coincidenza:
"Quello che abbiamo fatto per noi stessi muore con noi:
quello che abbiamo fatto per gli altri
e per il mondo rimane ed è immortale"

martedì 16 dicembre 2008

Enterprise 2.0: parliamo di Crowdsourcing



Crowdsourcing (da wikipedia)
Crowdsourcing (crowd + outsourcing) è un neologismo per un modello di business nel quale un’azienda o un’istituzione richiede lo sviluppo di un progetto, di un servizio o di un prodotto ad un insieme distribuito di persone non già organizzate in un team. Tale processo aviene attraverso degli strumenti web o comunque dei portali su Internet.
[...]
Oggi il crowdsourcing rappresenta per le aziende un nuovo modello di open enterprise [...]

Marco Zamperini ci parla di crowdsourcing, che è un buon esempio di enterprise 2.0 applicato all'industria del software.
Il concetto centrale è quello di collaborazione e partecipazione ad un progetto comune, ed è valido in diversi contesti.
Wikipedia è un buon esempio di crowdsourcing, che descrive perfettamente il concetto di collaborazione attraverso lo strumento del wiki.
Il modello del crowdsourcing è un modello "disperso" (o diffuso), non centralizzato, che vede la partecipazione di moltissimi utenti alla realizzazione di un progetto comune. Le piccole quantità di tempo che ogni utente/attore dedica al progetto, vanno moltiplicate per il numero di utenti attivi e danno forma ad una enorme quantità di lavoro.
Pensate a quale valore verrebbe sviluppato se i dipendenti di un'impresa dedicassero il loro tempo libero per contribuire alla crescita di progetti interni, magari proprio mediante l'utilizzo di un wiki (parleremo dei wiki in seguito).

Un'altro concetto molto importante per il successo di soluzioni enterprise 2.0 è la fiducia, la fiducia nei confronti degli utenti/attori/dipendenti.
Le nuove generazioni non sono certo sprovvedute dal punto di vista tecnologico e di conoscenza dei media. Gran parte di loro utilizzano quotidianamente applicazioni web 2.0 e periferiche molto evolute. Inoltre, la partecipazione ad una attività "comunitaria" crea una sorta di codice di autoregolamentazione interno alla comunità stessa (in pratica si cerca di non fare brutte figure e di rispettare il piu' possibile le linee guida consigliate).

martedì 25 marzo 2008

Come ci vede Google?

Vi siete mai chiesti come Google e gli altri crawler (o spider o bot, come preferite) vedano il vostro sito web?
Piu' o meno così:

Cioè in un semplice formato testuale.
Se siete particolarmente curiosi, volete verificare di persona, potete farlo scaricando LYNX.
Il link per il download è questo.

Lynx è un semplice browser testuale, ed è ciò che piu' si avvicina a ciò che vede un crawler.

L'utilizzo è molto semplice.
Dopo aver scaricato il file zip, scompattatelo in una cartella (va bene anche sul desktop).
Avviate il file lynx.exe e digitate G (che sta per Go).
A questo punto potete immettere l'URL (es: http://configuratori.googlepages.com).
Premete INVIO ed iniziate la navigazione testuale (potete spostarvi sui link con le frecce up-down, e tornare indietro con la freccia sinistra).

Se ciò che vedete non vi piace, è poco chiaro da leggere e i contenuti sono confusi, allora avete scoperto il motivo per cui Google non vi indicizza a dovere.
Ah, vale anche il ragionamento opposto: come fa quello ad essere sempre ai primi posti?

Buona navigazione;)

domenica 16 dicembre 2007

Open Source, Brand o Home Made?

Scegliere un progetto con sorgenti aperti, acquistare un prodotto commerciale o sviluppare in casa qualcosa?
Già sapete la risposta: non esiste una sola risposta.
Ma, sofismi a parte, una cosa è certa: i costi ed i tempi si equivalgono quasi sempre.
Detta così, può sembrare una provocazione, ma forse ...

Certo, sono tre soluzioni apparentemente agli antipodi, una sorta di triangolo delle Bermuda del Project Management che divora le risorse di chi, incautamente, ci si avventura.
Tre strade destinate a non incontrarsi mai?

Come decidere quale strada prendere?
"Oscura è la via che conduce alla saggezza", ma molto ben illuminata quella che porta al baratro delle opere incompiute.
Innanzi tutto occorre decidere razionalmente, e soprattutto in funzione di reali esigenze.
Ed è qui che vi voglio! Quante volte avete preso una decisione sul come affronare un progetto credendo di conoscerne gli obiettivi e vi siete poi ritrovati a metà del guado completamente disorientati?

  1. Gli obiettivi sono chiari?
  2. Esiste un'analisi funzionale?
  3. Esiste un'analisi dei processi?
  4. E' possibile imbastire una simulazione per ogni singolo processo?
Se avete risposo di sì a tutte le domande:
a) vivete nel paradiso dei Project Manager
b) siete stati un po' impulsivi
c) siete degli ottimi commerciali

Sicuramente è facile dirvi come fare la scelta sbagliata:
  1. agite d'impulso sull'onda dell'entusiasmo di qualche demo commerciale
  2. affidatevi a consulenti aziendali che non siano tecnici con un'esperienza rilevante
  3. scegliete facendo la conta (ambarabba cicci coccò, tre civette...)
  4. imponete la vostra decisione senza coinvolgere il personale operativo
  5. date ascolto alle "sirene" (quelle di Ulisse) e fatevi illudere che quello che vi serve è compreso nello standard, costa poco o nulla e si ottiene in pochi mesi
A questo punto, una volta "smarrita la retta via", siccome qualche anima pia potrebbe ancora ricondurvi ad un insperato successo, dovrete:
  1. affidare eventuali implementazioni a personale improvvisato, inesperto e possibilmente in stage
  2. affidare a studenti universitari neo-laureandi l'implementazione (valida alternativa al punto 1)
  3. variare in corso d'opera gli obiettivi consolidati, e possibilmente aggiungerne di nuovi
  4. coinvolgere il personale impegnato nell'implementazione in nuovi progetti, e possibilmente variarne le priorità acquisite
  5. interrompere il processo di implementazione, per poi riprenderlo dopo alcuni mesi
  6. delegittimare il Project Manager
  7. dispensare colpe sfruttando il principio euristico della "roulette russa"
  8. dispensare lodi sfruttando i principi base della fisiognomica
  9. continuare ad ascoltare le "sirene" (ancora quelle di Ulisse) che vi sviolinano all'orecchio dolci melodie
Scherzi (o quasi) a parte, se davvero volete evitare il baratro delle opere incompiute, dovete almeno soffermarvi a valutare pro e contro di ogni soluzione.

Open Source: Riveste una grande attrattiva per il fatto che i sorgenti del software vengono messi a disposizione di tutti, ed è idea comune (ma sbagliatissima) che gli investimenti siano molto inferiori.
Innanzi tutto cosa ve ne fate dei sorgenti se non avete il personale in grado di gestirli (vi garantisco che per conoscere a fondo un progetto di medie dimensioni scritto da altri occorrono mesi, molti mesi e molta dedizione). E se avete il personale, siete proprio sicuri che convenga investire mesi nell'acquisire quelle conoscenze?
Poi, secondo voi, come credete campino gli sviluppatori di progetti Open Source? Non di consulenze?

Brand: Il luogo comune è che il prodotto commerciale è standard, e senza troppi sforzi è possibile essere operativi nel brevissimo periodo.
Beh, mi dispiace deludervi anche in questo caso, ma Babbo Natale non esiste.
L'operatività del brevissimo periodo si ferma al doppio click sul file "Setup.exe".
Se poi il brand di cui parliamo è una multinazionale leader di mercato, allora state freschi e siete appena caduti in uno dei tanti trabocchetti del loro ottimo ufficio Marketing.
Parole come standard, scalabile, semplice, integrabile, sono solo chimere. Sono un veleno che il mercato vi stà facendo scivolare nell'orecchio, mentre le "sirene" (sì, sempre quelle di Ulisse) vi distraggono con mirabolanti giochi di prestigio.

Home Made: In genere siamo convinti che i prodotti fatti in casa siano una via senza ritorno. E questo è vero se non disponiamo del personale adeguato, o se ci affidiamo all'illusione dello "stagista" miracoloso (anche qui vale il discorso fatto in precedenza su Babbo Natale).
Di sicuro avrete un prodotto "su misura", o come un buon abito di alta sartoria, o come un bel manufatto di tradizionale falegnameria.

Allora, siete ancora convinti che si stia parlando di tre strade completamente differenti?
La verità è che le grosse fregature si nascondono dietro ai luoghi comuni e che le "sirene" (questa volta non quelle di Ulisse) generalmente non lasciano presagire nulla di buono.

P.S.
Per chi fosse interessato ad approfondire il discorso delle "sirene" (quelle di Ulisse)

giovedì 29 novembre 2007

Social Network API: OpenSocial API

Nel video “Google Campfire One” lo slogan è: “Making the web better by making it social.”



Stiamo parlando delle OpenSocial API, il set di API che Google mette a disposizione dei vari programmatori che abbiano intenzione di sviluppare un Social Network integrato ed integrabile con altri S.N.

Ma il punto non sono le API, e la sede per parlarne non è questa (anche se ne sarei tentato).
Il punto è che il Social Network (o Web 2.0, se preferite) è il nuovo NetBusiness (o Business 2.0, se preferite).

Dove stà andando la NetEconomy? Beh, credo la risposta la possiate immaginare da soli.

Buttate un occhio nuovamente alla mappa di Architects Japan.
Rileggete con attenzione il post sulla nuova comunicazione in internet.

E se ancora il concetto non è chiaro, provate anche An explanation of Google’s challenge to Facebook .

Il punto è che gli utenti (NOI), sono annoiati dal solito sito “a senso unico”, da subire in modo passivo. Noi preferiamo interagire, generare contenuti, condividere.
Condividere. Non sottovalutate questo concetto. Sarà il fulcro del Business 2.0., il buco nero che attrae tutti i media e rivoluzionerà la comunicazione. Dalla televisione ai comunicati redazionali, ogni forma comunicativa dovrà fare i conti con l’animale sociale che è in noi, e che vuole CONDIVIDERE.

Tra non molto, molti di noi avranno una loro televisione (i CREATORI).
Mentre gli altri preferiranno “navigare” tra i contenuti riorganizzati e messi a disposizione dalle nuove WebTV (o IPTV).
Secondo voi perchè YouTube ha avuto tanto successo?

Concludo con una provocazione, come mio solito.
Se ora siete convinti che il Social Network è il futuro del web, allora che intendete fare per il vostro business?