Articoli dal nuovo blog di Smartfeeling

Visualizzazione post con etichetta web marketing. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta web marketing. Mostra tutti i post

lunedì 2 febbraio 2009

I numeri di Amazon

L'utile netto di Amazon passa da 207 milioni di dollari a 225 milioni di dollari, con un incremento dell'8,7%.
Questo grazie ad un incremento delle vendite pari al 18% nell'ultimo quadrimestre.
Ad annunciarlo è Amazon stessa, in un recente comunicato.

I dati di Amazon sono in netto contrasto con le tendenze economiche di questo periodo. Alle tinte cupe dell'immobilismo pessimistico di molti, Amazon preferisce i colori vivaci dell'intraprendenza imprenditoriale. Rilancia con nuove offerte commerciali, promozioni abbinate alle spedizioni e gli utenti apprezzano. In questo periodo di recessione i consumatori sembrano apprezzare le iniziative del colosso dell'e-commerce e lo premiano con un alto e costante volume di acquisti.
Così, mentre il Nasdaq segnava un -3%, i titoli di Amazon crescono di un bel +13.50%.

martedì 18 novembre 2008

Possiamo utilizzare wikipedia per fare marketing?

Vi piacerebbe vero? Poter inserire il link alla vostra azienda sul sito piu' visitato e meglio linkato al mondo?
Direi di sì, direi che un pensierino ce lo state facendo, vero?

Prima di continuare, però, leggete questo: Wikipedia - Regole per la cancellazione.
In definitiva, se qualcuno dovesse dubitare che vi state facendo pubblicità, per il vostro "link" non ci sarebbe scampo. E fate attenzione a non passare da recidivi, rischiereste di vedervi inibiti ulteriori inserimenti (il vostro IP vi traccia sempre).

"Hanno inventato i proxy apposta", starete pensando. Purtroppo non siete gli unici a conoscere ed utilizzare tools come TOR.
In definitiva, non sottovalutate gli amministratori di Wikipedia.

Potete comunque tentare, e cercare una qualche scappatoia, ma siete sicuri che tutto questo vi porti una buona reputazione?
Riflettete bene prima di inserire un topic che parli della vostra azienda: un utente di wikipedia potrebbe gradire realmente quel contenuto? Oppure si rischierebbe di apparire come uno "spammer"?

La questione morale.
Wikipedia è un bene comune. E' occorso il lavoro di milioni di persone per ottenere quello che oggi è l'archivio di conoscenza piu' utilizzato in assoluto.
Fare "spamming" su wikipedia, inserendo contenuti palesemente commerciali, è come inquinare una spiaggia pubblica, il nostro mare o il nostro lago preferito.
Anche il Duomo di Milano ed il David di Michelangelo sono molto visitati. Cosa pensereste di un'azienda che vi imprimesse sopra il proprio logo?

La questione economica.
Possiamo anche non considerare la questione morale, ma non possiamo esimerci dal riflettere sull'impatto che il nostro topic potrebbe avere sulla nostra immagine e reputazione.
La prima cosa da chiedersi è:
  • a chi interessa quello che stò per scrivere sull'enciclopedia piu' consultata al mondo?
  • qualcuno potrebbe sentirsi infastidito o offeso da quello che stò per scrivere?
  • quale potrebbe essere la reazione di un eventuale concorrente?
  • sono pronto ad accettare correzioni/aggiunte al mio topic da parte di altri utenti?
  • sono sicuro che non emergano risvolti negativi (es: clienti scontenti) che danneggino la mia immagine?
La soluzione.
Se volete piu' visibilità e reputazione, la soluzione migliore è quella di investire in strumenti tipici del web 2.0 (e magari anche in un buon consulente;)), prima di affrontare "avventure comunicative" dagli esiti incerti.
Lo spamming non paga mai, che sia fatto mediante l'utilizzo di e-mail, key-words, registrazione di domini, replicazione di siti, social networking, wikipedia, ecc..
La verità è che oggi gli utenti scelgono, giudicano e rispondono.

mercoledì 12 novembre 2008

Web 3.0 è una versione meglio di Web 2.0?

Io stò scherzando, naturalmente.
Ma c'è chi non lo fa e forse un (brutto) giorno ci ritroveremo a leggere cose come quelle pubblicizzate in questa mia finta locandina.

Molti ancora si stanno chiedendo cosa sia il web2.0, che già si parla di web3.0. Quanto manca al 4.0?
Il web stà diventando un "prodotto software" soggetto al versioning come tanti altri?
Avremo una versione 3.0 beta 1?
Conviene investire nel web2.0, quando il 3.0 è già alle porte?

Che confusione! Meglio aspettare?
Si chiederanno molti imprenditori.

Il fatto è che il versioning del web non ha nulla a che fare col versioning del software. Si tratta di una similitudine che indica un cambiamento di paradigma e non un aggiornamento del prodotto digitale (o software).
Windows 3.0 è stato utilizzato allo stesso modo in cui oggi utilizziamo Windows Vista, o Linux, o Mac. Firefox 1, 2 e 3 vengono utilizzati esattamente allo stesso modo, anche se hanno funzionalità ed interfaccia grafica diverse.

Quando invece si parla di web, le differenze tra 1.0 e 2.0 sono legate a profondi cambiamenti nelle modalità di utilizzo di internet. A tal proposito vi invito a rileggere questo mio post.
Il web 2.0 non è fatto di grafica accattivante e icone stile iPhone, ma di persone.
E' questo il vero cambiamento, non le migliorie dal punto di vista estetico.
Il cambiamento stà nel fatto che io potrei scrivere questo post anche se non fossi un addetto ai lavori, sta nel fatto che voi potete scrivere un'altro post sul vostro blog rispondendo a questo, e che qualcun'altro può rispondere ad entrambi commentando ed esprimendo la propria opinione.
Il cambiamento stà nel fatto che questo post finirà indicizzato in diversi motori di ricerca, aggregatori di news, sarà inviato via e-mail, "twitterato", digerito da LIQUIDA e WIKIO, riversato sui desktop di qualche lettore e mostrato in una piccola finestra del loro widget preferito.
Il cambiamento stà nel fatto che leggendo questo post qualcuno potrebbe sentirsi "ispirato", potrebbe cogliere l'intuizione per una nuova discussione o focalizzare meglio un'idea che da tempo gli "ronzava" (sul ronzio ci ritorneremo) in testa.

Le persone partecipano, si esprimono, si connettono le une con le altre, chiedono e ottengono risposta, rispondono e ottengono reputazione, si confrontano, apprendono ed insegnano. E tutto questo lo fanno da sempre, ma oggi con internet lo fanno meglio, piu' in fretta e scavalcando gli status quo. Questo è il cambiamento che ha portato O'Reilly a definire il web di oggi come WEB 2.0.

sabato 8 novembre 2008

Marketing 2.0: il vero valore dei nostri clienti.

Era da parecchio tempo che l'idea di scrivere qualcosa sul gruppo Fiat mi stava stuzzicando (direi 500 giorni), e di come sia magicamente risorto con grande maestria grazie anche alle innumerevoli attività avviate su internet.
Poi, un po' per pigrizia e un po' per una serie di impegni imprevisti, ho continuato a rimandare trascinandomi dietro questo tarlo fino ad oggi.

E' stato allo IAB Forum che mi si è riaccesa la lampadina, ed in particolare assistendo alla presentazione del case history del Gruppo Fiat di uno spumeggiante e travolgente Giovanni Perosino.
La presentazione riguardava la MITO (Alfa Romeo) e ha offerto una coinvolgente panoramica sulla riuscitissima campagna "Alfabet" (ne parleremo magari in seguito).
Oggi vorrei farvi riflettere sul come la fiat 500 sia diventata un vero e proprio caso di "successo annunciato" proprio grazie ad internet ed alle innumerevoli attività tipiche del web 2.0 che i creativi del Gruppo hanno intrapreso.

L'utente/cliente è il protagonista: "500 WANTS YOU" recita il pay-off del sito fiat500.com. Piu' chiaro di così! Che tu possieda una 500 o che la desideri, puoi entrare a far parte di una community che crea video, jingle, spot, slogan, filmati di configurazioni custom e perfino una 500logia.
Il web 2.0 supporta fortemente il brand e le informazioni che i propri utenti entusiasti portano all'azienda hanno un valore che va ben oltre la somma dei singoli contributi.

Chiunque è connesso a chiunque: e di conseguenza divenda un mezzo di comunicazione che può assumere caratteristiche virali. "Mandalo ad un amico", "Invita un amico", sono link che semplificano la diffusione dei contenuti o dei gadget che riteniamo piu' "fighi".

Perdere il controllo per acquistare attendibilità: ovvero, lasciati andare e goditi il successo. Lascia che la community cresca e coltivane la partecipazione. Le persone partecipano attivamente alla comunicazione ed alla generazione dei contenuti, esprimendo opinioni, fornendo contributi creativi ed informandoci sui loro punti di vista e tendenze. I dati, i contributi e le informazioni raccolte hanno un valore immenso, molto superiore a quello che può essere sviluppato da un qualunque survey.

L'ecosistema internet: internet è un ecosistema nel quale interagiscono macchine, persone ed imprese. Non è una strada a senso unico, non è la televisione, non è la radio ne la carta stampata. Internet si vede, si ascolta, si legge come i media che meglio conosciamo, ma su internet possiamo partecipare, possiamo conversare, creare contenuti, votare e giudicare o essere giudicati, giocare, imparare e insegnare, socializzare e condividere, ricordare o intravedere il futuro. E tutto questo non lo fanno le macchine, ne le imprese. Lo fanno le persone

Attirare l'attenzione è facile, la cosa difficile è mantenerla: Uno spot scioccante attira facilmente l'attenzione, che tuttavia svanisce altrettanto rapidamente. Ma la partecipazione è un'altra cosa. Quando gli utenti diventano proattivi ed iniziano a partecipare, quando creano contenuti, iniziano a percepire quello spazio come familiare, come qualcosa di intimamente loro. Siamo orgogliosi delle nostre idee (che in qualche modo ci rappresentano) e teniamo a condividerle con altri. Il rapporto con gli altri ci cambia e cambiano così anche le nostre idee, ne nascono di nuove. La partecipazione ci coinvolge (bisogno di appartenenza) e ci "trattiene".

Google ama i siti "attendibili": E' banale e scontato lo so, tutti noi lo sappiamo, ma ricordarlo non fa mai male. Il web 2.0 porta anche enormi vantaggi in termini di posizionamento, anche se poi sono ben poca cosa se paragonati al fenomeno del piu' classico "passaparola".

Possiamo parlare di Fiat2.0?
Una nuova Fiat, con idee nuove che ascolta i propri clienti. Una Fiat che sembra lontana anni luce dalla Fiat1.0 di qualche anno fa. Una Fiat che vive un mercato in profonda crisi (come molti altri faranno nel prossimo triennio), ma che ha capito e ha saputo valorizzare il contributo che i nuovi media possono dare alle nostre imprese.

Se state pensando che solo un colosso come Fiat possa permettersi questo genere di attività, allora vi state sbagliando di grosso.
Il web è per tutti ed è estremamanete democratico e meritocratico. Le idee vincenti vincono sempre.
Imprese dinamiche, che credono e comprendono le potenzialità offerte dal web, possono ottenere risultati pari a quelli di Fiat o Alfa Romeo con investimenti molto ridotti.

C'è solo una cosa che fa la differenza, e questa cosa sono le idee.

lunedì 13 ottobre 2008

Enterprise 2.0: il caso LAGO.

Leggendo del caso LAGO sul blog di Emanuele Quintarelli (al quale vi rimando per ulteriori dettagli), ho avuto la conferma che il Web 2.0 offre immense opportunità alle PMI italiane piu' attente ai cambiamenti.
LAGO non è una "mega" impresa da migliaia di dipendenti, non ha centinaia di filiali sparse per tutto il mondo, eppure è partita per una nuova (ed ignota per molti altri) destinazione.

L'immagine che introduce questo post è stata tratta dal blog (Corporate Blog) di LAGO, su cui scrive anche Nicola Zago, il "deus ex machina" che ha creduto ed avviato questo cambiamento verso il 2.0.
Ho scelto questa immagine perchè rappresenta al meglio lo spirito e l'atteggiamento che dovrebbero avere tutte le imprese che vogliono "lanciarsi" verso il rinnovamento per cogliere le immense opportunità che il web 2.0 ci stà offrendo.

Questa sera LAGO presenta il suo caso presso Assolombarda (clicca qui per scaricare il programma) e se siete nei dintorni non dovreste mancare (c'è anche Emanuele Quintarelli ed è sempre un piacere ascoltarlo).

Ma cosa stà facendo LAGO?
Stà aprendo la strada verso un nuovo modo di farsi conoscere, di acquisire attendibilità sul mercato (ricordate il discorso sulla reputazione?), di organizzare e coltivare il proprio know-how, di reperire preziose risorse fuori dei confini aziendali, di estendere il proprio mercato, di affermare la propria leadership.
E lo stà facendo "conversando". In modo informale, dinamico, appassionato e coinvolgente.
Lo fa col suo "Design Conversations" (il Corporate Blog), con i "Lakebloggers" (i blog personali) che coinvolgono i diversi dipartimenti aziendali, con BlipTV, con Flick, Twitter, con Issuu.
E poi ancora con Lagostudio, Facebook, Friendfeed.
Se volete seguire i feed RSS LAGO, potete farlo mediante Feedburner.
Inoltre c'è un progetto di knowledge management gestito mediante un wiki (Socialtext), una gestione progetti fatta con Zoho ed una community di rivenditori gestita con Ning.

Non si è fatta mancare nulla, sotto il profilo 2.0 ;)
LAGO stà conversando col web, con noi, e noi possiamo partecipare, collaborare ed impare qualcosa.
Leggendo i commenti su "Design Conversations" capirete meglio a cosa ci si deve preparare affrontando un'iniziativa di questo tipo. Troverete chi vi adora, ma anche chi esteriorizzerà le proprie perplessità (soprattutto se è della concorrenza :D).


Lascio a vostri commenti ulteriori riflessioni.

venerdì 18 luglio 2008

Mi scusi, ma siamo piccoli...

Non cliccate sull'immagine qui a fianco prima di aver letto tutto il post.
C'è una riflessione che vorrei fare, e riguarda il fatto di essere piccoli.

Penso all'Italia, e al nostro enorme potenziale creativo, alla passione che sappiamo mettere nelle cose che facciamo ed alla dedizione.
La dedizione è importante, ma passione, creatività e dedizione tutte allo stesso momento, nello stesso posto sono qualità difficili da trovare altrove, se non qui.

Noi, queste qualità, le diamo per scontate, le vediamo all'opera ogni giorno nei nostri colleghi, nei collaboratori, perfino nelle pubbliche amministrazioni (sì, non ci sono solo fannulloni e raccomandati), ma non ci diamo quasi piu' importanza.

E se pensate che passione, creatività e dedizione diminuiscano con l'aumentare delle dimensioni d'impresa, allora vi state sbagliando di grosso. Con gli strumenti giusti queste qualità possono essere coltivate anche nelle grandi realtà.

Dentro ognuno di noi, dei nostri colleghi, collaboratori, conoscenti, c'è un individuo che vuole esprimersi e che mette passione in quello che fa.
Imparare a coltivare la passione, la creatività e la dedizione: ecco il punto.

Bene, siamo giunti al termine di questo strano post.
Ora potete cliccare sull'immagine, aprire la finestra, ed ammirare la passione, la creatività e la dedizione all'opera.

martedì 8 luglio 2008

Reputazione 2.0: tra il dire e il fare...


Reputazione 2.0, o se preferite gli inglesismi: Reputation 2.0.
Tra le tante buzz-word che impazzano oggi sul web, questa non c'è.
O meglio, c'è ma è poco abusata.
Ma state pur tranquilli che presto ne sentirete parlare fino ad averne la nausea.
Il concetto è elementare: volenti o nolenti, tutti abbiamo una reputazione.
La "reputazione" è, detto in parole povere, quello che gli altri dicono di noi.
E' un concetto "sociale", quindi legato al rapporto con gli altri.
Il concetto di "reputazione" è strettamente legato al concetto di "identità" (inteso come riconoscimento sociale e condiviso).

Il concetto di fondo è: non siete voi (o noi) a decidere della vostra reputazione, anzi siete l'ultima persona a cui eventualmente chiedere.
Ora, aprite Google e cercate di capire cosa pensa il web di voi.
Evitate i vostri siti istituzionali, anche se contribuiscono alla reputazione, e concentratevi sui blog, sui forum, sui newsgroup e sulle reti sociali.
Se avete effettuato la ricerca, vi renderete conto che non c'è modo per "pilotare" la vostra reputazione sul web 2.0.
O forse sì.
Certo è che società come "Tiger Two", "Distilled" e "Reputation Defender" ci provano (con costi fino a 400.000 euro l'anno). Se siete Kate Moss, rivolgetevi pure a loro.

Come si ripulisce la reputazione su internet?
Si usano tecniche simili al S.E.O., pubblicando tante pagine e commenti positivi sui vari siti di commenti e su social network.
No, non verrà eliminato nessun blogger :)

Funziona?
Solo se siete Kate Moss ;)
Purtroppo per le imprese non funziona proprio allo stesso modo.
O meglio, potete spendere per ripulire una cattiva reputazione, ma se continuate a "comportarvi male" servirà a poco.

Per ora vi lascio con questo tarlo....

mercoledì 2 luglio 2008

Il Web 3.0 seppellirà i motori di ricerca?

E' fresca fresca la notizia che Microsoft stia acquisendo Powerset (motore di ricerca semantico) per una cifra che vi invito a scoprire leggendo i vari articoli che ne parlano.

E' segno che qualcosa stà cambiando, e i grandi attori hanno tutte le intenzioni di rimare tali.
Anche Google, sotto sotto, stà pianificando dei cambiamenti.

Ma cos'è che stà spingendo questo cambiamento?
E' proprio il Web 2.0 e l'affacciarsi di quelle tecnologie che caratterizzano il Web 3.0.

Oggi, tutti noi, per le nostre ricerce sul web utilizziamo un motore di ricerca.
Chi di noi è piu' avvezzo al Web 2.0, ha alcuni strumenti in piu': i social network e le applicazioni Web 2.0.
Spesso trovo maggior utilità e risposte migliori alle mie domande, nell'interrogare del.icio.us, wikipedia, Linkedin o Wikio.
Inconsapevolmente, ho sottratto a google un bel po' di lavoro, spostandolo su applicazioni Web 2.0.
Semmai utilizzo Google per individuare la community o il repository che può dare il via all'esplorazione, ma poi in una seconda fase lo tradisco senza remore.

Dalle prossime generazioni di motori di ricerca, mi aspetterei risposte piu' consone alle mie richieste, ma non certo miracoli.
Quello che voglio dire è che molte delle informazioni piu' interessanti sono "immerse" in intricate reti sociali o repository spesso non raggiungibili dai motori di ricerca, protette da un layer che richiede l'autenticazione o anche solo l'identificazione del richiedente (se siete dei tecnici fate riferimento alle specifiche OAuth).
E non c'è motore semantico che tenga se le informazioni non sono raggiungibili. Certo, potremmo sviluppare spider profilati per navigare le reti sociali, ma questa è un'altra storia...

Quindi, siamo proprio sicuri che il pericolo per i motori di ricerca sia targato 3.0?

venerdì 27 giugno 2008

Web 2.0: 10 Marketing F.A.Q


Mi rendo conto che oggi, cercare di capire cosa sia il Web 2.0 (o l'Enterprise 2.0), non sia cosa tra le piu' semplici. Vuoi per il fatto che non si può essere informati sempre su tutto, vuoi perchè ormai la rete ha metabolizzato le "buzz word" del momento (Web 2.0 ed Enterprise 2.0) e produce tonnellate di informazioni piu' o meno chiare.
Fatto stà che il fenomeno è realmente degno di nota, e per questo motivo vi propongo il mio punto di "svista" sull'argomento sotto forma di F.A.Q.

  1. Internet è il Web 2.0?
    No, non tutto Internet è Web 2.0. Ma il Web 2.0 è parte di internet.
    Internet non ha ne anima ne intelligenza, è solo uno strumento stupido basato su certe tecnologie stupide.
    L'unico scopo di internet è quello di connettere le informazioni tramite iperlink.
  2. Ma allora cos'è il Web 2.0?
    Il termine è stato coniato per descrivere e rendere piu' chiaro il cambiamento che stava avvenendo nel modo di utilizzare internet.
    Nuove applicazioni e tecnologie hanno consentito alle persone comuni (non addetti ai lavori) di partecipare alla creazione di contenuti da pubblicare su internet.
  3. Allora, il Web 2.0 sono le persone?
    Sì, sono le persone. Persone che si ritrovano in comunità virtuali, che condividono opinioni, informazioni, che discutono dei loro gusti personali, dei loro interessi, che si mettono in mostra o anche semplicemente ascoltano e osservano.
    eBay, YouTube, Ning, LinkedIn, Orkut, Hi5, e molti altri, sono diventati un punto di incontro in grado di soddisfare i bisogni piu' disparati di milioni di utenti.
    Che si tratti di acquisti, socializzazione, collaborazione o condivisione, i nuovi protagonisti sono i "social network".
  4. eBay? Ma eBay non è un sito per il commercio elettronico?
    Niente affatto. eBay è un social network, fondato sulla reputazione dei suoi partecipanti, per la vendita all'asta di prodotti on-line.
    E' proprio la “reputazione” dei suoi partecipanti, il vero successo di eBay.
    eBay ha 195 milioni di utenti, e raggiunge un target inimmaginabile fino a pochi anni fa, quando ancora non esisteva.
    eBay ha capito che il suo successo è legato alla gestione della reputazione, e da qualche mese ha cambiato le politiche di rating: ora basta un solo feedback negativo per compromettere la posizione di un venditore. I venditori sono insorti ed hanno minacciato di boicottare la piattaforma, ma eBay è stato inflessibile.
    Non è solo il prezzo a fare la differenza per chi acquista, eBay l'ha capito.
    Il rischio era che eBay diventasse un bazaar nel quale l'unico metro di misura fosse il prezzo. Presto molti venditori l'avrebbero abbandonato, per evitare la corsa al centesimo, e lo stesso avrebbero fatto molti acquirenti, incerti dell'affidabilità dei venditori stessi (voi comprereste da un venditore cinese con zero feedback o qualche feedback negativo?)
  5. Cosè la “reputazione” su internet?
    La reputazione è ciò che gli altri dicono di noi. La reputazione su internet si costruisce facendo comunicazione su internet, facendo in modo che si parli di noi, parlando di noi a platee interessate a quello che abbiamo da dire.
    Per chi fa commercio elettronico, la reputazione stà diventando il nuovo tormentone.
    Chi ha la miglior reputazione per parlarvi di un certo prodotto, sarà anche colui che ascolterete piu' attentamente al momento dell'acquisto.
  6. Allora basta scrivere qualche redazionale ed inverstire un po' su Google per crearsi una reputazione?
    Non basta. La reputazione non si può comprare. Non direttamente. Il posizionamento nei motori di ricerca non è piu' l'unica leva su cui agire per acquistare una posizione dominante sul web.
    Gli utenti valutano altre fonti, considerate molto piu' attendibili di un banner a pagamento: gli “esperti” (chi ha già fatto l'esperienza) e i conoscenti.
    Google stesso, come motore di ricerca, ha tutto l'interesse a presentare ai suoi clienti (coloro che fanno ricerche sul web) i risultati che piu' rispondono alle aspettative.
  7. Io ho una reputazione su internet?
    Sì, tutti abbiamo una reputazione, buona, meno buona o non-reputazione.
    Una buona reputazione è costituita da ciò che si dice di noi, da come noi comunichiamo con i nostri interlocutori.
    Quando la nostra reputazione è composta anche da giudizi negativi, allora può diventare meno buona, ma non esiste una cattiva reputazione a priori.
    Una reputazione non buona può essere anche una non-reputazione.
    Se siamo attori di un mercato, e non si trova traccia di noi, che opinione possono avere i nostri possibili clienti?
    Una non-reputazione è una cattiva reputazione, se confrontata con una reputazione qualunque.
    Essere ignorati su internet, equivale a non esistere affatto.
  8. Come posso convincere gli utenti a parlare bene di me?
    Gli utenti non si controllano in alcun modo, devono essere coinvolti.
    Un utente coinvolto è un utente gratificato, che contribuirà alla nostra buona reputazione su internet.
  9. Un bel sito internet è sufficiente alla mia buona reputazione sul web?
    Il sito istituzionale ha lo stesso effetto di un cartello stradale con indicazioni commerciali.
    Fa capire che esistiamo, ma non è piu' efficace del nominativo posto sulle pagine gialle.
    Oggi nessuno valuta positivamente la comunicazione istituzionale, quella del brand.
    Chi deve acquistare un prodotto non ascolta il venditore (che è, per forza di cose, di parte), ma preferisce chiedere in giro, informarsi con amici e conoscenti, capire di piu' da chi ha già acquistato quel prodotto, da chi ha già fatto quell'esperienza.
    Chi deve acquistare un nuovo prodotto si informa su quale sia il produttore con la miglior reputazione.
  10. Ma allora internet può diventare un problema?
    Mai, solo un'opportunità.
    Il problema nasce solo se la concorrenza è piu' forte di noi, e riesce ad avere una reputazione web migliore della nostra. Solo allora, nel confronto, risulteremmo svantaggiati.
    Internet, il Web 2.0 e l'Enterprise 2.0, ci stanno offrendo un'immensa serie di opportunità.
    Per saperle cogliere è sufficiente saperle riconoscere ed allungare la mano.