Articoli dal nuovo blog di Smartfeeling

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sabato 25 luglio 2009

Ma a cosa servirà mai Twitter?

Ma a che servirà Twitter?
Ho provato a rispondere con questa mappa concettuale.

Se qualcuno vuole aiutarmi a renderla piu' completa, è il benvenuto.

lunedì 4 maggio 2009

Enterprise 2.0 a piccoli passi...

Tante sono le barriere (e di diversa natura) che ci si trova a dover superare nel momento in cui introduciamo in un'Azienda un qualche cambiamento. Non sempre, nonostante gli intenti dichiarati, tutti riescono a superare le paure indotte dalle novità e dalle innovazioni (novità che portano cambiamenti in positivo).
Niente di cui stupirsi, è del tutto naturale.

I progetti che introducono i social media all'interno di un'Azienda portano moltissimi cambiamenti, soprattutto culturali. In alcuni casi il nuovo "paradigma" è talmente differente da quello esistente che sembra quasi naturale chiudersi in un atteggiamento difensivo che salvaguardi le (tranquillizzanti) procedure ormai consolidate.
Tuttavia è sufficiente varcare appena la soglia del cambiamento, che tutti i pregiudizi e le paure svaniscono improvvisamente. La spirale positiva dei cambiamenti portati dalla maggiore collaborazione tra impiegati, da una comunicazione trasversale molto più chiara ed efficiente, dalla partecipazione e dalla scoperta di nuovi orizzonti partecipativi, abbattono ogni barriera e fanno dimenticare qualsiasi preconcetto.

Ma come dare la prima spinta al volano dell'Enterprise 2.0 all'interno dell'Azienda?
Il mio consiglio e quello di superare le prime diffidenze partendo "in piccolo", con qualcosa di semplice la cui utilità sia immediatamente percepibile da tutti.
Insomma, partire a piccoli passi.
Personalmente ho trovato molto efficace partire con un blog interno. Molto probabilmente già in fase di pianificazione del progetto potreste rilevare la necessità di avviarne contemporaneamente piu' di un0 (alcuni reparti aziendali hanno esigenze specifiche).
I vantaggi legati all'utilizzo di un blog interno sono molti e possono coinvolgere diversi settori dell'Azienda.
Ecco alcuni degli esempi che ho riportato in un progetto recente:
  • Accorcia le distanze tra gli uffici, favorendo la conversazione tra argomenti di interesse comune.
  • Stimola la partecipazione e da voce a tutti gli utenti. Chiunque può rispondere ad un post con un commento.
  • Può diventare un valido strumento formativo, avviando un processo di "Formazione Continua" all'interno dell'Azienda (avete mai pensato ad una serie di post dedicati all'utilizzo dei vari strumenti software presenti in azienda?)
  • Favorisce la nascita di una "Community Aziendale", consentendo la condivisione sia di momenti lavorativi che di svago.
  • Riduce il carico di lavoro e gli archivi dei server di posta elettronica. Tutti i messaggi che interessano gruppi di utenti o tutta l'Azienda, vengono inseriti all'interno di un unico archivio aziendale e non piu' replicati su ogni singola casella di posta.
    Questo comporta un minor traffico di rete ed una minor quantità di spazio utilizzato, quindi costi minori.
  • Non contribuisce al congestionamento delle nostre caselle di posta elettronica, che vengono già messe a dura prova dal lavoro quotidiano e dallo spamming.
  • Non costringe i lettori ad aprire un messaggio e doverlo gestire (eliminare o archiviare in qualche modo).
  • Tiene traccia della comunicazione aziendale molto meglio di quanto non faccia la nostra casella di posta elettronica (soprattutto dopo l'attività di riorganizzazione degli archivi e pulizia dei messaggi considerati inutili).
Questi sono solo alcuni dei vantaggi che comporta l'utilizzo di un blog interno.
Ogni realtà ha i suoi, e molti derivano direttamente dal piano editoriale.
Vi prometto che nei prossimi post cercherò di approfondire ulteriormente il concetto di "blog interno", proponendo alcuni esempi di utilizzo e magari dando qualche indicazione aggiuntiva su come preparare il piano editoriale (oppure non serve?)

mercoledì 25 marzo 2009

Le idee sono come le api...

Spesso mi interrogo sul come nascano le idee, quale sia la scintilla che genera l'intuizione iniziale. E' un un'attività puramente individuale, oppure un processo che vede coinvolti anche gli altri?
E' possibile categorizzare la nascita di un'idea secondo un modello logico razionale, oppure dobbiamo rifarci alle teorie quantistiche?

Le idee sono come le api. Ronzano attorno ad un alveare (piu' o meno diffuso, piu' o meno "fisico") e sviluppano il massimo valore quando collaborano.
Il ciclo di vita delle api è piu' o meno questo: uovo, larva, pupa, adulto.
Quando nella nostra mente (fisica o diffusa che sia) nasce un'intuizione, questa è come un uovo. E' tutt'altro che definita, ed è molto lontana sia nella forma che nella sostanza da quello che diverrà una volta passata allo stadio "adulto".
In realtà non sappiamo neppure se quell'uovo diventerà mai una larva, e se la larva troverà l'energia per diventare pupa o se la pupa avrà nutrici che la porteranno allo stadio di adulto.

Ecco, "energia" e "nutrici", queste sono i concetti chiave che sovrintendono parte dell'esistenza di un'ape. Le api esistono perche esiste l'alveare. Ma l'alverare non è solo un luogo o un'entità fisica, l'alveare sono anche le altre api.
Cosa diventa un uovo? Pensate, in 16 giorni può diventare regina, in 21 giorni diventa operaia o nutrice ed in 26 diventa un fuco. L'alveare esiste perchè esistono le api, e le api esistono grazie alle loro interazioni nei diversi stadi del loro sviluppo.

Le idee e le api...
Ultimamente rifletto spesso su quanto le imprese abbiano a cuore l'apicoltura o "api-cultura".
Vi lascio riflettere su una massima di Albert Pike, che stamattina è stata posta alla mia attenzione per una strana coincidenza:
"Quello che abbiamo fatto per noi stessi muore con noi:
quello che abbiamo fatto per gli altri
e per il mondo rimane ed è immortale"

sabato 22 novembre 2008

Appuntamento On-Line per il 27 novembre: TamTamyDay

Se siete interessati al tema dell'Enterprise2.0, non potete mancare alla maratona del 27 novembre sul sito TamTamyDay.

Il dibattito verterà sulle prospettive di innovazione Web 2.0 in tempi di crisi e su come la tecnologia possa supportare le aziende in termini di produttività, sviluppo del business e contenimento dei costi. Durante l'evento, moderato da Marco Montemagno, non solo sarà possibile ascoltare le testimonianze di diverse realtà italiane Enterprise e PMI che si sono contraddistinte nel panorama dell'Enterprise 2.0 e del Social Networking, ma anche interagire su TamTamy.
Vi consiglio di effettuare l'iscrizione al portale di TamTamy, in questo modo avrete la possibilità di interagire con altri partecipanti e di sperimentare dal vivo la piattaforma di Reply.

lunedì 10 novembre 2008

Quali sono le potenzialità del web2.0? Chiediamolo ad Obama.

Premessa.
Nelle ultime settimane i media non fanno che parlare di crisi, e di cosa ci aspetterà. Io, al contrario, mi sento piu' "carico" del solito e pieno di iniziative. La "crisi" la sento come "conflitto ristrutturante", cambiamento ed opportunità.
"Forse stò perdendo la ragione" mi son detto, ed ho cominciato ad intervistare colleghi e clienti. L'ho fatto allo IAB, durante le pause in una riunione, ma anche e soprattutto mediante i miei social networks preferiti ed i gruppi a cui sono iscritto.
Devo dire che quasi tutti la pensano allo stesso modo: una crisi, se affrontata con le idee e gli strumenti giusti, può diventare una grossa opportunità.

Ma credo che il mio "campione di intervistati" non sia del tutto attendibile: si tratta di persone che fanno parte della mia rete di contatti personali, quindi in un modo o nell'altro "gente che vive il 2.0".
La mia convinzione è che la maggior parte delle imprese (italiane e non, piccole e grandi) ancora non abbia compreso a fondo le reali potenzialità che il web 2.0 può offrire loro, e stia rischiando di finire come le "rane bollite" (bella metafora, cercatene il significato su google).
Ma vi siete accorti di cosa ha fatto Obama?

"Il Social Networking di Obama è stata la vera rivoluzione."
Recita un articolo di oggi dell'Herald Tribune.
Nel Febbraio del 2007, un amico telefona a Marc Andreessen, il fondatore di Netscape ed uno del team di Facebook, chiedendogli se volesse incontrare un tizio con un'idea che sembrava totalmente folle.
Quel tizio era Obama, e stava chiedendo se il potere dei social network, con la sua immensa capacità comunicativa e l'enorme database in continua crescita, avessero potuto aiutarlo a cambiare lo "status quo" delle cose.
Obama credeva in un cambiamento che a molti sembrava impossibile, ma aveva ragione.
Questo PDF spiega in poche parole come questo cambiamento è potuto avvenire.
Come per molti altri innovatori del Web, Obama non ha inventato nulla di completamente nuovo. Invece, l'utilizzo di applicazioni di social-networking per la promozione di un movimento politico ha consentito di raccogliere fondi, organizzare a livello locale ed ottenere i voti che hanno prima rovesciato la macchina elettorale di Clinton e poi dei repubblicani.
Ora Obama non dispone solo della presidenza degli stati uniti, ma anche di una banca dati di milioni di nomi di sostenitori impegnati che potranno contribuire a supportarlo al governo.
La notte di Martedì ha inviato ai suoi sostenitori una e-mail che riportava: "Abbiamo ancora molto lavoro da fare per rimettere il nostro paese sulla strada giusta, e presto ci risentiremo per i prossimi passi da compiere".
Coinvolgere! Ecco la parola d'ordine. Coinvolgendo i propri elettori (attivisti) e con l'aiuto di applicazioni tipiche del social-networking, Obama è stato in grado di finanziarsi la campagna elettorale e di creare un vero e proprio network di elettori sempre crescente. Ha strappato consensi ed è diventato popolare, coinvolgendo le persone.
I social media digitali sono comodi, li possiamo utilizzare nei ritagli di tempo, trasformando quel tempo in qualcosa di estremamente produttivo e "profittabile".
Obama passerà alla storia come il primo presidente 2.0, che ha capito le potenzialità di internet e le ha sfruttate per abbassare i costi della campagna elettorale e per consentire alle persone di auto-organizzarsi e svolgere al meglio il loro lavoro.

"Una campagna politica è come una start-up", non si allontana troppo dalla realtà aziendale.
Il fatto è che internet stà offrendo questa possibilità a tutte le imprese, e chi per primo sarà in grado di comprenderne i benefici, chi ci crederà veramente, potrebbe rivoluzionare i paradgmi su cui molti si stanno cristallizzando e diventare il nuovo Obama tra le imprese.
Restare fermi, non percependo il cambiamento in atto, ci espone al rischio di fare la fine delle "rane bollite".
E la recessione accenderà il fuoco sotto al pentolone.... ;)

sabato 8 novembre 2008

Marketing 2.0: il vero valore dei nostri clienti.

Era da parecchio tempo che l'idea di scrivere qualcosa sul gruppo Fiat mi stava stuzzicando (direi 500 giorni), e di come sia magicamente risorto con grande maestria grazie anche alle innumerevoli attività avviate su internet.
Poi, un po' per pigrizia e un po' per una serie di impegni imprevisti, ho continuato a rimandare trascinandomi dietro questo tarlo fino ad oggi.

E' stato allo IAB Forum che mi si è riaccesa la lampadina, ed in particolare assistendo alla presentazione del case history del Gruppo Fiat di uno spumeggiante e travolgente Giovanni Perosino.
La presentazione riguardava la MITO (Alfa Romeo) e ha offerto una coinvolgente panoramica sulla riuscitissima campagna "Alfabet" (ne parleremo magari in seguito).
Oggi vorrei farvi riflettere sul come la fiat 500 sia diventata un vero e proprio caso di "successo annunciato" proprio grazie ad internet ed alle innumerevoli attività tipiche del web 2.0 che i creativi del Gruppo hanno intrapreso.

L'utente/cliente è il protagonista: "500 WANTS YOU" recita il pay-off del sito fiat500.com. Piu' chiaro di così! Che tu possieda una 500 o che la desideri, puoi entrare a far parte di una community che crea video, jingle, spot, slogan, filmati di configurazioni custom e perfino una 500logia.
Il web 2.0 supporta fortemente il brand e le informazioni che i propri utenti entusiasti portano all'azienda hanno un valore che va ben oltre la somma dei singoli contributi.

Chiunque è connesso a chiunque: e di conseguenza divenda un mezzo di comunicazione che può assumere caratteristiche virali. "Mandalo ad un amico", "Invita un amico", sono link che semplificano la diffusione dei contenuti o dei gadget che riteniamo piu' "fighi".

Perdere il controllo per acquistare attendibilità: ovvero, lasciati andare e goditi il successo. Lascia che la community cresca e coltivane la partecipazione. Le persone partecipano attivamente alla comunicazione ed alla generazione dei contenuti, esprimendo opinioni, fornendo contributi creativi ed informandoci sui loro punti di vista e tendenze. I dati, i contributi e le informazioni raccolte hanno un valore immenso, molto superiore a quello che può essere sviluppato da un qualunque survey.

L'ecosistema internet: internet è un ecosistema nel quale interagiscono macchine, persone ed imprese. Non è una strada a senso unico, non è la televisione, non è la radio ne la carta stampata. Internet si vede, si ascolta, si legge come i media che meglio conosciamo, ma su internet possiamo partecipare, possiamo conversare, creare contenuti, votare e giudicare o essere giudicati, giocare, imparare e insegnare, socializzare e condividere, ricordare o intravedere il futuro. E tutto questo non lo fanno le macchine, ne le imprese. Lo fanno le persone

Attirare l'attenzione è facile, la cosa difficile è mantenerla: Uno spot scioccante attira facilmente l'attenzione, che tuttavia svanisce altrettanto rapidamente. Ma la partecipazione è un'altra cosa. Quando gli utenti diventano proattivi ed iniziano a partecipare, quando creano contenuti, iniziano a percepire quello spazio come familiare, come qualcosa di intimamente loro. Siamo orgogliosi delle nostre idee (che in qualche modo ci rappresentano) e teniamo a condividerle con altri. Il rapporto con gli altri ci cambia e cambiano così anche le nostre idee, ne nascono di nuove. La partecipazione ci coinvolge (bisogno di appartenenza) e ci "trattiene".

Google ama i siti "attendibili": E' banale e scontato lo so, tutti noi lo sappiamo, ma ricordarlo non fa mai male. Il web 2.0 porta anche enormi vantaggi in termini di posizionamento, anche se poi sono ben poca cosa se paragonati al fenomeno del piu' classico "passaparola".

Possiamo parlare di Fiat2.0?
Una nuova Fiat, con idee nuove che ascolta i propri clienti. Una Fiat che sembra lontana anni luce dalla Fiat1.0 di qualche anno fa. Una Fiat che vive un mercato in profonda crisi (come molti altri faranno nel prossimo triennio), ma che ha capito e ha saputo valorizzare il contributo che i nuovi media possono dare alle nostre imprese.

Se state pensando che solo un colosso come Fiat possa permettersi questo genere di attività, allora vi state sbagliando di grosso.
Il web è per tutti ed è estremamanete democratico e meritocratico. Le idee vincenti vincono sempre.
Imprese dinamiche, che credono e comprendono le potenzialità offerte dal web, possono ottenere risultati pari a quelli di Fiat o Alfa Romeo con investimenti molto ridotti.

C'è solo una cosa che fa la differenza, e questa cosa sono le idee.

lunedì 13 ottobre 2008

Enterprise 2.0: il caso LAGO.

Leggendo del caso LAGO sul blog di Emanuele Quintarelli (al quale vi rimando per ulteriori dettagli), ho avuto la conferma che il Web 2.0 offre immense opportunità alle PMI italiane piu' attente ai cambiamenti.
LAGO non è una "mega" impresa da migliaia di dipendenti, non ha centinaia di filiali sparse per tutto il mondo, eppure è partita per una nuova (ed ignota per molti altri) destinazione.

L'immagine che introduce questo post è stata tratta dal blog (Corporate Blog) di LAGO, su cui scrive anche Nicola Zago, il "deus ex machina" che ha creduto ed avviato questo cambiamento verso il 2.0.
Ho scelto questa immagine perchè rappresenta al meglio lo spirito e l'atteggiamento che dovrebbero avere tutte le imprese che vogliono "lanciarsi" verso il rinnovamento per cogliere le immense opportunità che il web 2.0 ci stà offrendo.

Questa sera LAGO presenta il suo caso presso Assolombarda (clicca qui per scaricare il programma) e se siete nei dintorni non dovreste mancare (c'è anche Emanuele Quintarelli ed è sempre un piacere ascoltarlo).

Ma cosa stà facendo LAGO?
Stà aprendo la strada verso un nuovo modo di farsi conoscere, di acquisire attendibilità sul mercato (ricordate il discorso sulla reputazione?), di organizzare e coltivare il proprio know-how, di reperire preziose risorse fuori dei confini aziendali, di estendere il proprio mercato, di affermare la propria leadership.
E lo stà facendo "conversando". In modo informale, dinamico, appassionato e coinvolgente.
Lo fa col suo "Design Conversations" (il Corporate Blog), con i "Lakebloggers" (i blog personali) che coinvolgono i diversi dipartimenti aziendali, con BlipTV, con Flick, Twitter, con Issuu.
E poi ancora con Lagostudio, Facebook, Friendfeed.
Se volete seguire i feed RSS LAGO, potete farlo mediante Feedburner.
Inoltre c'è un progetto di knowledge management gestito mediante un wiki (Socialtext), una gestione progetti fatta con Zoho ed una community di rivenditori gestita con Ning.

Non si è fatta mancare nulla, sotto il profilo 2.0 ;)
LAGO stà conversando col web, con noi, e noi possiamo partecipare, collaborare ed impare qualcosa.
Leggendo i commenti su "Design Conversations" capirete meglio a cosa ci si deve preparare affrontando un'iniziativa di questo tipo. Troverete chi vi adora, ma anche chi esteriorizzerà le proprie perplessità (soprattutto se è della concorrenza :D).


Lascio a vostri commenti ulteriori riflessioni.

mercoledì 17 settembre 2008

Come posso fare per indicizzare il mio sito in google perche' sia in alto nella gradautoria?

Credo sia proprio la domanda da un milione di dollari.

Se state cercando la risposta su google, allora avrete usato le parola chiave 'SEO', 'google', 'indicizzazione', 'tips', ecc..

Ed ecco che vi ritrovate a sfogliare piu' di un milione di risultati.
Leggeteli pure, e vi renderete conto che è un vero labirinto di trucchi ed accorgimenti di ogni tipo.
Si spazia dai consigli su come scegliere le key-words (parole chiave), al come agganciarle ai links e ai contenuti, al come evitare lo spamming, o a quanto sia importante includerle nel titolo della pagina (ma evitate titoli oltre i 255 caratteri ;)).

Si tratta di tecniche "SEO 1.0", ovviamente necessarie.
Talmente necessarie, che ormai le adottano tutti. E secondo voi, se tutti adottano questi accorgimenti, quanto sono ancora efficaci?
Apro una piccola parentesi per gli utenti Joomla: leggete questo post su come ottimizzare le pagine del vostro portale.

Detto questo, ne approfitto per introdurre una nuova parola chiave che spero utilizzerete da qui a cinque minuti per una nuova ricerca su google: "SEO 2.0".
Fate questa prova:
- A) Cercate prima seo -"seo 2.0" (tutto il testo in grassetto e apici compresi)
- B) Cercate ora "seo 2.0" (apici compresi)
Noterete che la ricerca A ha prodotto circa 174.000.000 di risultati, mentre la B solo 63.000 (piu' o meno, i valori possono cambiare nel tempo ed in funzione della zona geografica).

Questi valori ci comunicano che il termine "SEO 2.0" è molto meno popolare del termine "SEO". Ne consegue che "SEO 2.0" è un concetto relativamente nuovo (vedrete che tra pochi mesi le cose cambieranno).
Ma perchè è nata l'esigenza di "evolvere" il SEO?
La risposta è semplicissima: perchè i motori di ricerca hanno migliorato i loro algortimi per poter fornire ai lori clienti (coloro che effettuano le ricerche) i migliori risultati possibili (cioè quelli piu' attinenti alle parole chiave).

Web 2.0, Enterprise 2.0, SEO 2.0: che confusione!?
Macchè, questa volta non è colpa del marketing ;)
Nessuno stà cercando di venderci nulla di trito e ritrito, vestendolo con termini nuovi.
Non si tratta di mode, ma di cambiamenti radicali che stanno avvenendo (in realtà sono già avvenuti) "in" internet e "con" internet.
Tutto gira intorno agli UTENTI (Web 2.0, Enterprise 2.0) ed ai CONTENUTI (SEO 2.0), e non piu' intorno alle istituzioni aziendali (Web 1.0) ed agli accorgimenti sintattici e strutturali delle pagine HTML (SEO).

Ma non voglio annoiarvi troppo con la solita storia del cambiamento, e che il vostro sito non è piu' efficace come prima (se prima lo era), e che oggi sono gli utenti a gestire la comunicazione su internet, e che il Web 3.0 estrometterà chi non è pronto, e blablabla... e poi bla. Solita storia, se siete interessati a questo potete leggere gli altri post su questo blog (ormai non parlo di altro da mesi).

Oggi, per rispondere alla famosa domanda da un milione di dollari, voglio darvi i "consigli della nonna".
Quelli che vengono dall'esperienza e dal buon senso, e che in genere sono facili da capire.
  • Non preoccuparti ora del posizionamento sui motori di ricerca, saranno loro a trovarti
  • Cura i contenuti. I tuoi utenti vogliono contenuti chiari, di qualità, fatti per loro e per soddisfare le loro esigenze.
  • Preoccupati che il sito sia sfogliabile anche da utenti non registrati, che si possano leggere i commenti sui forum o sui blog (valgono moltissimo per i tuoi utenti, e di conseguenza anche per i search-engine)
  • Cura un blog pubblico (es: su blogger) legato al tuo portale, in cui almeno una volta a settimana parli in modo informale di un qualche argomento a tema col tuo sito e assicurati che il post abbia un link al sito stesso (ma che sia coerente con il contenuto, mi raccomando)
  • Cura le pubbliche relazioni: sfrutta facebook e altri social network per pubblicizzare blog e portale, per rintracciare utenti interessati ad iscriversi e a contribuire attivamente. Se crei interesse e partecipazione, allora hai vinto.
  • Stimola la partecipazione, coinvolgi in qualche modo gli utenti. dai un motivo a chi ti visita per tornare.
  • Cerca meccanismi di diffusione virale del tuo portale. E' la cosa piu' difficile, ma se funziona hai fatto bingo. Il concetto è quello di fare in modo che si accenda la scintilla del passaparola. Utenti iscritti che sono talmente contenti e motivati, da diffondere la notizia dell'esistenza del portale e da portarne altri.
  • Attiva un sistema di statistiche per monitorare gli accessi (tipo google analytics), ma soprattutto per monitorare le attività interne e la partecipazione. E' fondamentale per capire come stai andando.
Non siete d'accordo con me?
Sentitevi liberi di commentare questo post...:)

mercoledì 30 luglio 2008

Quante persone usano siti di social network nel mondo?


Le cifre, anche se approssimative, sono impressionanti:






  • MySpace: 114 milioni
  • Facebook: 115 milioni
  • Hi5: 28 milioni
  • Friendster: 25 milioni
  • Orkut: 24 milioni
  • Bebo: 18 milioni
  • Tagged: 13 milioni

Ci metto in mezzo anche eBay, che ha 195 milioni di utenti.
Non so quanti utenti abbia invece YouTube, ma pensate che registra 65.000 nuovi video ogni giorno, per 100 milioni di view.

Ma la cosa che realmente mi impressiona è il numero di social network esistenti.
Sono ormai, a dir poco, migliaia. E allora mi chiedo se il mercato sia ormai saturo, o se assisteremo a nuovi miracoli tipo Twitter.
Certo è, che il brusio è arrivato ai massimi livelli trasformandosi in un rumore assordante.
Il web semantico stà tentando di mettere ordine, e forse lo farà in un prossimo futuro.
Per ora viviamo vite parallele, sparpagliate tra siti come LinkedIn, Orkut, Viadeo, MySpace e Twitter.

E' troppo tardi per innovare?

lunedì 23 giugno 2008

Quando la posta elettronica diventa un problema?

Sono sicuro che starete pensando allo spam.
Certo, è un grosso problema, ma non parleremo di questo.
Parleremo invece dell'uso che molti di noi, nei propri uffici fanno della posta elettronica, o meglio, parleremo dell'abuso che facciamo della posta elettronica.
E' ormai un'abitudine consolidata quella di utilizzare la posta elettronica per ricevere news (chi non è iscritto almeno ad una news letter?), comunicare con colleghi, partners, clienti ed amici.

La nostra amata posta elettronica, quella che ha sostituito la posta tradizionale, telefonate e fax, è diventata pian piano un immenso archivio, piu' o meno strutturato, un repository di conoscenza senza il quale saremo persi.
Quante cartelle avete nel vostro Outlook o Thunderbird?
Utilizzate anche calendari ed attività?
Certo che sì. E quanto è facile recuperare le informazioni? E ricostruire l'evolversi di una trattativa? E condividerle con i vostri colleghi? E delegarne l'utilizzo ad uno o piu' nuovi colleghi? E mantenere il know how all'interno dell'azienda una volta che voi avrete cambiato posizione lavorativa (magari accettando una proposta dell'odiata concorrenza)?

Il punto è che la posta elettronica è diventata un repository di informazioni, e non piu' solo un canale (come dovrebbe essere).
Il nostro lavoro quotidiano, all'interno di un'impresa, produce "informazioni".
Comunicazioni con clienti, contratti con fornitori, con i rivenditori, con i colleghi, ecc..
Ogni dipartimento produce informazioni, e molte di queste informazioni vengono archiviate esclusivamente nelle caselle di posta elettronica, e restano di dominio esclusivo del mittente e del ricevente.

Quanto tempo passate a "smistare" i messaggi della vostra casella di posta elettronica?
In quanto tempo riuscite ad identificare un messaggio importante?
Quanti messaggi importanti avete cestinato come spam? Quanti ne ha cestinati il vostro sistema di antispam?
Non avete la sensazione che si stia abusando della posta elettronica?
Non pensate possano esistere soluzioni differenti, piu' sicure, scalabili e condivisibili della posta elettronica?
Non pensate che per certi usi una comunicazione "peer-to-peer" non sia adatta?
Non credete che anche i vostri clienti siano stufi di ricevere tonnelate di mail con news di ogni tipo, difficilmente distinguibili dal comune spamming?
Vi siete mai chiesti che fine farà quel messaggio così importante che avete repentinamente inoltrato al vostro solerte collaboratore? Come verrà archiviato e dove?

Bene, credo di avervi annoiato abbastanza.
Il punto è che il Web 2.0 può realmente entrare in azienda per aiutarci a lavorare meglio con le nostre informazioni.
Nell'utilizzare il nostro programma di posta elettronica, tutti noi, produciamo informazioni da comunicare ad un destinatario, le strutturiamo cercando di organizzarle in cartelle e le archiviamo assegnandogli etichette.
Senza rendercene conto facciamo le stesse cose che fanno i bloggers, i wikipedians o taggers su del.icio.us. L'unica e fondamentale differenza e che lo facciamo con uno strumento non sempre all'altezza.
Anche se odio le "buzz words" ne userò un'altra: Enterprise 2.0.

Wiki, blog, tags (ed e-mail) possono rendere il nostro lavoro molto piu' semplice, produttivo e piacevole. Possono, soprattutto, rendere le informazioni molto piu' fruibili.
Non sono d'accordo con chi insiste troppo sul fatto che l'Enterprise 2.0 sia prima di tutto una rivoluzione culturale, un dover rivedere per forza i paradigmi della cultura aziendale.
E' in parte anche questo, ma non si tratta di un passaggio traumatico e costoso, non stiamo parlando di rivoluzionare nulla.
Si tratta solo di imparare. Apprendere nuovi modi di fare le stesse cose, e magari riscoprire vecchie metodologie per fare cose nuove.
Imparare a sfruttare meglio gli strumenti meravigliosi e le infinite possibilità che il web ci offre.
E non sottovalutate la tecnologia. Se avete grandi idee e obiettivi ben chiari, ma non disponete della tecnologia adatta, farete un grosso buco nell'acqua.
Ed e' vero anche il contrario, una buona tecnologia senza obiettivi chiari ed idee funzionali equivale ad aver scoperto un'astronave nel giardino di casa (mi dite cosa ve ne fate?).

Vi invito a riflettere, liberate la mente da tutte le definizioni su cosa sia il Web 2.0 o l'Enterprise 2.0.
Sono solo punti di vista, non esite (per fortuna) il libro delle risposte assolute (no, non è wikipedia:)).
Sperimentate, provate ad inserire un articolo su wikipedia (esiste un riferimento alla vostra azienda?), provate a creare un blog e postate un articolo, iniziate ad usare del.icio.us e a scoprire le potenzialità della folksonomy (altri utenti che hanno taggato le vostre stesse pagine, e ne hanno di loro, magari con tag piu' azzeccati, ...).
C'è un mondo qui fuori, un universo che nessuno vi spiegherà mai solo a parole.
Vivetelo, o almeno provateci. Cercate di capire cosa sia la "User Experience" al di fuori di ogni definizione.
Poi, riprendete pure ad ascoltare i vostri consulenti....